Protezione Civile Porto Sant' Elpidio - UNREGISTERED VERSION

Vai ai contenuti

Menu principale:

Idrogeologico

Struttura > Rischi
 

Rischio Idrogeologico / Idraulico
Fonte: Lega Ambiente Marche

Allarme ambientale nelle Marche. Secondo alcuni dati di 'Ecosistema Rischio 2009', l’indagine curata da
Legambiente e dipartimento della protezione civile, il 99% dei comuni della nostra regione
è classificato a rischio idrogeologico e il fenomeno interessa tutte e cinque le province. In particolare ci
sarebbero abitazioni in aree pericolose nel 77% dei comuni marchigiani, fabbricati industriali nel 48%, e,
ancor più grave, nel 9% dei casi presi in esame sono presenti, in zone esposte a rischio, strutture sensibili
come scuole, ospedali e strutture ricettive turistiche.
Un fenomeno sottovalutato
visto che solo nel 7% dei casi sono state avviate iniziative di delocalizzazione di
abitazioni e in appena l’1% dei comuni si è provveduto a delocalizzare strutture industriali. Unica nota lieta che
emerge della studio di Legambiente riguarda il livello di organizzazione e diffusione del sistema di protezione
civile, con il 65% delle amministrazioni che hanno attivato una struttura di protezione civile attiva 24 ore su 24.
Ma anche qui ci sono i risvolti negativi visto che soltanto il 33% delle municipalità intervistate è attiva sul fronte
dell’informazione alla cittadinanza.
Simile la situazione per quel che riguarda la realizzazione di esercitazioni: solo il 35% ne ha organizzata
almeno una durante l’ultimo anno.
Secondo la Coldiretti Marche
che ha commentato i dati di Legambiente, la causa del dissesto idrogeologico
è la scomparsa nella regione di un’area agricola grande quasi quanto la provincia di Pesaro, poiché negli ultimi
cinquant’anni si sono sostituiti terreni fertili con capannoni e cemento. "Una situazione preoccupante - fa notare
l'associazione degli agricoltori - perché scomparse le imprese, specie nelle zone montane, sono scomparse
anche le opere di manutenzione effettuate dagli agricoltori".
Negli anni sessanta la superficie agricola era di 900mila ettari, pari al 92% delle Marche, oggi siamo a 671mila
(69% del totale regionale), con un saldo negativo di 229mila ettari. "Una corretta gestione delle aree, a cominciare
da quelle montane - sottolinea Coldiretti Marche - è di vitale importanza, poiché aiuta a prevenire i fenomeni di
dissesto che inevitabilmente fanno sentire i propri effetti ovunque".

Rischio Idraulico
Fonti:Varie
Cosa si intende per rischio idraulico
Il rischio idraulico, e più precisamente il rischio di esondazioni con conseguenti situazioni di allagamento, è senza dubbio il rischio verso il quale la nostra regione e' molto esposta.
L’assetto territoriale della Regione Marche si è profondamente
modificato negli ultimi decenni. Ad una fase di progressivo abbandono della
fascia interna (che corrisponde alla progressiva marginalizzazione del settore primario nell’economia regionale e, più generalmente, nazionale) e di parallela concentrazione di insediamenti e attività lungo la fascia costiera, è seguita una fase di parziale riequilibrio, accompagnata dallo sviluppo di un modello di industrializzazione diffuso,  caratterizzata dal consolidarsi di direttrici di sviluppo industriale e insediativo lungo le principali direttrici vallive (struttura
a «pettine»), mentre ancora poco  definito, quanto meno in termini
infrastrutturali, appare l’asse interno, già definito dal Progetto ’80 quale nuova
dorsale cui appoggiare una struttura a doppio pettine, individuabile fra Urbino
e Camerino (passando per Fossombrone, Fabriano, Matelica, ecc.).

La struttura morfologica del territorio regionale è segnata dalle due
dorsali montuose che si sviluppano in direzione nord-sud (l’appennino umbro marchigiano e la dorsale marchigiana propriamente detta); ad est della dorsale marchigiana scendono verso la costa le valli fluviali dove insiste la gran parte del territorio pianeggiante della regione (11% circa della superficie territoriale).
La struttura insediativa storica, ad  eccezione di pochi centri costieri, si
distribuiva in modo omogeneo nella fascia collinare e pedemontana; a questa si è sovrapposta, nel secondo dopoguerra, la  recente edificazione sviluppata lungo la fascia costiera ed i solchi vallivi, realizzando conurbazioni lineari per
fasce e allineamenti, con una distanza media fra i centri abitati dell’ordine di 15
km e con una fitta rete di frazioni e di case sparse.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu